giovedì 11 gennaio 2018

“Ci dispiace” Lambrusco Rosé di Modena Spumante D.O.C. Metodo Classico Vendemmia 2012, produttore Cantina della Volta.

Ci dispiace
Il titolo non vi tragga in inganno.
Questo vino è stato l’ennesimo super regalo di chi ormai sa come non sbagliare mai un colpo.
La breve storia ha ispirato questo titolo apparentemente dubbio.
Sono andata in un’enoteca a Modena a cercarti qualcosa di particolare. Mi son fatta suggerire dal proprietario. Una volta che l’ho scelto, tra le opzioni che mi ha offerto, mi ha detto: Non sa quanto ci dispiace signorina che dobbiate bere dei labruscacci osceni…qui il lambrusco è tutta un’altra cosa…una faccenda seria”.
La Cantina della Volta è un produttore piuttosto recente, nasce infatti nel 2010 (dalle fondamenta della vecchia cantina di famiglia del 1920).
La loro “mission” è quella di dare al Lambrusco di Sorbara un’immagine di qualità.
Il proprietario, Christian Bellei, sarà riuscito nel suo intento?
Analisi generale (Lambrusco di Sorbara DOC)…
L’Emilia-Romagnaà L'Emilia-Romagna rappresenta una delle più grandi regioni vitivinicole in termini di estensione, con circa 60.000 ettari vitati. La superficie regionale è perlopiù pianeggiante, e con una resa tra le più elevate d’Italia. Non esattamente un segno di qualità.
Le zone di Reggio-Emilia e Modena sono invece dominate dalla coltivazione del Lambrusco, nelle varietà Lambrusco Salamino, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Montericco e l'Ancellotta. Il Lambrusco di Sorbara e il Lambrusco Grasparossa sono più diffusi nel Modenese.
Il vitigno à Il termine Lambrusco indica una serie di vitigni a bacca nera differenti e il vino prodotto con questi. In Italia esistono diverse DOC e IGT specifiche per il lambrusco. Il Lambrusco di Sorbara prende il suo nome dalla frazione di Sorbara del comune di Bomporto, nel modenese. È caratterizzato dal fenomeno dell'acinellatura, dovuto ad un aborto floreale spontaneo che provoca una sensibile perdita di prodotto. Tale fenomeno pare sia provocato in via principale dalla sterilità del polline. Questa particolare caratteristica del vitigno Lambrusco di Sorbara contribuisce a renderlo unico.
Il vinoà Il disciplinare, in breve così dispone:
-          Zona di produzione: principalmente nella provincia di Modena
-          Base ampelografica: Lambrusco di Sorbara: minimo 60%, Lambrusco Salamino: massimo 40%; altri Lambruschi, da soli o congiuntamente fino a un massimo del 15%.
-Affinamento/invecchiamento: Caratteristiche:
o   titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 11,00% vol.;
o   acidità totale minima: 6,0 g/l;
o   estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
o   colore: rosato più o meno intenso;
o   odore: gradevole, fine, gentile, floreale, ampio e composito;
o   sapore: da brut nature a dolce, abboccato o semisecco, amabile, dolce, fresco, sapido ed armonico;
o   spuma: fine e persistente;

Eccoci ora al “mio
Lambrusco Rosé di Modena Spumante D.O.C. Metodo Classico Vendemmia 2012, produttore Cantina della Volta.


Prendo in mano la bottiglia appena regalatami.
Veramente molto bella. Colori eleganti. “Da bottiglia di rosato”.
Molto elegante il nome della cantina e il simbolo. Una barca da fiume.
Tutto promette bene. Chiaro e nitido anche il retro-etichetta.
12,5 gradi alcolici, vendemmia 2012, Sboccatura 2016. Trovo tutto in un istante.
Ottimo.
Prodotto esclusivamente da uve di Sorbara vendemmiate manualmente.
Il mosto viene chiarificato e fermentato in tini d’acciaio per circa 6 mesi.
Affinato in bottiglia, su lieviti selezionati.
Lo verso.
Un tenue colore rosato.
Il perlage si rivela fine e persistente.
Finalmente ci metto il naso.
Eccolo il pane. Integrale.
Sento una gran freschezza e mineralità.
Frutta fresca con note agrumate.
Sento poi nettamente del melograno, poi fragoline e lamponi.
Concertandosi si percepiscono delle note di nocciola e di rosa.
Naso davvero ottimo.
Lo bevo.
“Bollicina” potente, agli inizi leggermente invadente. Però mi piace. Non poco. L’apprezzo sempre di più.
Grande acidità e freschezza.
Gran sapidità.
Si fa bere con avidità.
Abbinamento. Io personalmente lo userei per un aperitivo a base di prosciutto di Parma, Mortadella o Bresaola.
Quindi?...Lo compro o no?
Certo. Sicuramente. Davvero un ottimo spumante. Non conosco il prezzo dato che si tratta di un regalo. Ma va assolutamente provato.
Signor Bellei…Ci è riuscito veramente.

NN

martedì 9 gennaio 2018

"Ascoltando"

Mi sono già esposto illustrando il mio pensiero in merito alle Etichette del Vino (al di là delle dovute eccezioni).
Data la mia ignoranza in materia, ho deciso di porre questa domanda a chi di illustrazione si occupa e l'ha studiata.

Ps. Mi riservo in un quanto più prossimo futuro di descrivervi gli elementi legali dell'etichettatura.
Intanto ecco a voi.

Giulia: "Parlando per mio gusto personale, non mi piacciono le etichette con caratteri spropositati.
Ovviamente il nome del vino deve essere ben leggibile ma la leggibilità e la dimensione del carattere non sono necessariamente la stessa cosa. Nell'etichetta di un vino mi piace vedere qualcosa che rappresenti il suo luogo di provenienza, che sia lo stabilimento o il vigneto".

Giultzz: "Secondo me una buona etichetta deve essere originale, deve attirare l'attenzione ed essere ben leggibile, quindi deve possedere un ottimo equilibrio cromatico.
Apprezzo le etichette originali ma non quelle che sembrano un'accozaglia di nomi, colori e linee.
Non solo non mi è chiaro cosa vuole esprimere, ma non mi invoglia nemmeno a comprare il prodotto.
Un'etichetta davvero funzionale deve avere un equilibrio perfetto frà originalità e chiarezza, mi deve incuriosire ma non deve essere "difficile da capire".
Le etichette di Donnafugata ne sono l'esempio perfetto.
I soggetti sono semplici, chiari e leggibili, ma allo stesso tempo le illustrazioni sono sempre originali.
Quando le vedo penso "perchè ha deciso di disegnare una donna con una farfalla per questo vino? O una donna che piange?"
La palette di colori è sempre perfetta e lo stile nel disegno lo rende leggibile anche a un bambino.
E' ovviamente frutto di un grande professionista che ha colto in pieno quella che per me è l'etichetta perfetta".

Sofia: "Io non sono una grande intenditrice di vini, ma personalmente se mi commissionassero un'etichetta userei un font classico calligrafico (ma non quelli troppo arzigogolati in cui non ci si legge niente) e userei come colore dell'etichetta uno sfondo seppia/anticato che ricorda molto il colore delle botti.
Il richiamo al luogo di provenienza lo metterei, magari un sigillo, sul fronte (vedi ad esempio il Sigillo Rainoldi, o lo Stemma Antinori). Una bella illustrazione magari preferirei metterla sul retro.
In sostanza la farei molto classica, non troppo grafica, con un fronte pulito e un retro esplicativo!"

Sara: "l'etichetta del vino è come un biglietto da visita, sopratutto per chi non ne sa molto.
E' vero che non si giudica un libro dalla copertina ma in libreria si sceglie sempre la copertina che ci attrae di più.
Secondo me una buona etichetta deve essere equilibrata, deve rispecchiare il carattere del vino e allo stesso tempo attrare il cliente, ad esempio:
Se si tratta di un gran vino di carattere cercherei di farlo capire puntando a uno stile elegante con una colorazione intensa. Dovrebbe avere una serie ridotta di colori e un font d'impatto perché spesso troppe decorazioni non attraggono affatto anzi, distraggono lo spettatore.
Bisogna anche rispettare il gusto "generale", ad esempio al momento le persone sono attratte da un design minimal piuttosto che da stemmi medievali e scritte arzigogolanti come ho visto
in tanti vini.
Ma io andrei anche oltre il colore ed il font.
Potrebbe essere interessante giocare sul taglio stesso dell'etichetta: stretta e lunghissima, obliqua, divisa in sezioni, ecc
Oppure sullo spessore, come incisioni sulla bottiglia.
L'importante per un etichetta è attrarre il cliente e valorizzare il prodotto. Scegliamo sempre ciò che è diverso, inaspettato e spicca sul resto".

domenica 7 gennaio 2018

“Collaborazione eroica” Sfursat di Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi


“Collaborazione eroica”
Sfursat di Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Prima di effettuare un acquisto mi informo sempre a proposito del prodotto che vado cercando, gran parte dell’attenzione però la riservo a chi mi offre il vino.
Quindi come sempre mi son chiesto, Rainoldi ma chi sei?
Si parla di una cantina fondata nel 1925, che ottiene le uve per i sui vini sia da vigneti di sua proprietà (circa 10 ettari), sia da piccoli produttori viticoli di sua fiducia, puntualmente monitorati.
Da qui la “collaborazione”, per un’offerta di circa 200.000 bottiglie all’anno.
Perché “eroica”?
La viticoltura in Valtellina è definita come eroica, per la fatica e le difficoltà che comporta, i vigneti sono spesso inerpicati tra le rocce, obbligando il produttore ad effettuare praticamente ogni lavorazione manualmente.
Un vino figlio di sudore, fatica, passione e amore per la propria terra.
Sfursat di Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Analisi generale…
Lombardiaà La Lombardia è una regione molto estesa (circa 24.000 kmq), quindi molto variegata, sia dal punto di vista climatico che territoriale. La Valtellina “madre” del vino di oggi è da considerarsi una zona decisamente montuosa.
La Lombardia conta 5 DOCG, 23 DOC e 15 IGT.
Il vitigno à Lo Sforzato di Valtellina DOCG è prodotto a partire da uve di Nebbiolo, il vitigno principale ed autoctono della Lombardia, qui chiamato Chiavennasca. Viene considerato il vitigno a bacca nera più pregiato e difficile tra gli italiani, dai quali traggono origine alcuni dei più grandi vini italiani (Barolo, Barbaresco in Piemonte e in gradi vini della Valtellina, ecc.)
Il nome Nebbiolo pare derivi "nebbia", in riferimento al fatto che gli acini, di colore nero bluastro, sono ricoperti da un’abbondante pruina. L’altra teoria sul suo nome deriva invece dal fatto che si tratta di un’uva che viene vendemmiata in ottobre avanzato, quando i vigneti sono avvolti dalle nebbie mattutine.
Il vinoà
Il disciplinare, in breve così dispone:
-          Zona di produzione: La zona di produzione delle uve destinate alla produzione del vino DOCG "Sforzato di Valtellina" o "Sfursat di Valtellina" comprende: in sponda orografica destra del fiume Adda tutti i terreni in pendio ubicati tra il tracciato della s.s. n. 38 ed una quota di livello di metri 700 s.l.m. dal comune di Ardenno al comune di Tirano, inclusi; in territorio del comune di Piateda e Ponte in Valtellina i pendii vitati si spingono al di là della s.s. n. 38 fino al fiume Adda;
in sponda orografica sinistra in comune di Villa di Tirano frazione Stazzona e in comune di Albosaggia i terreni in pendio compresi tra il fiume Adda e una quota di livello di metri 600 s.l.m.
-          Base ampelografica: deve essere ottenuto esclusivamente da uve preventivamente appassite provenienti da vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Nebbiolo, localmente denominato Chiavennasca, minimo 90%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia fino ad un massimo del 10%.
-          Caratteristiche:
o   titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 14,00% vol;
o   zuccheri riduttori residui massimo (in sostanza gli zuccheri non fermentati che rimangono nel vino): .
o   acidità totale minima: 4,50 g/l;
o   estratto non riduttore minimo: 27,00 g/l;
o   colore: rosso rubino con eventuali riflessi granato;
o   odore: intenso con sentori di frutti maturi, ampio;
o   sapore: grande morbidezza, asciutto, strutturato e di carattere, con eventuale percezione di legno.
-          Invecchiamento: può essere immesso al consumo dopo un periodo di invecchiamento e di affinamento di venti mesi, dei quali almeno 12 in botti di legno. Il periodo di invecchiamento e di affinamento sopra riportato decorre dal 1 aprile dell'anno successivo alla raccolta.

Eccoci ora al “mio
Sfursat di Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Illustrazione Giultzz - Giulia Costanza 

A prima vista la bottiglia appare molto elegante e slanciata.
La stessa forma dell’etichetta la slancia verso l’alto. Bello il simbolo come “incastonato” nella parte più descrittiva, molto appariscente.
Retro-etichetta chiaro.
Leggo subito non filtrato.
A mio personalissimo giudizio sempre un punto a favore.
Verso il vino nel bicchiere, di un rosso rubino con forte tendenza al granato.
Già a distanza manifesta i suoi aromi…intenso
Subito un ottimo speziato di pepe nero, molto fresco e minerale. Netti i sentori di frutta matura, perlopiù amarena e prugna. Si apprezzano anche sentori di cacao e liquirizia.
Lo assaggio.
Gran corpo.
Tannino elegante e avvolgente.
Ottima sapidità e freschezza.
Piacevolmente alcolico, ben 15 gradi.
Molto persistente.
Abbinamento? Sicuramente pretende piatti di carne elaborati ed importanti.
Quindi lo acquisto?
Certamente. Prezzo intorno ai 30 euro, molto onesto. Un ottimo sforzato, degustato un pò giovane ma assolutamente piacevole. Da provare assolutamente.
NN


venerdì 5 gennaio 2018

“L’abito”

“L’abito”

“Il vino è arte e l’arte e vino”.
“L’abito non fa il monaco”.
In che modo, nel senso più pratico, queste due espressioni si riferiscono al vino?
Pensate quando siete a bervi un’ottima bottiglia di vino. Ne ammirate il colore, ne percepite l’evolvere degli aromi nel bicchiere e il sapore nel palato. Versate un bicchiere dopo l’altro, soddisfatti del vostro acquisto. Poi vi fermate un attimo. Prendete la bottiglia in mano. La girate e la rigirate, concentrandovi sull’etichetta…
”Diavolo quanto è brutta!!”.
Orribile.
Perché macchiare una piacevole esperienza di degustazione di un ottimo vino con un’etichetta oscena?! Perché?
Siamo chiaramente in un ambito soggettivo. Un’etichetta può piacere a me e ad altri no. Però alcune sono quasi “obbiettivamente” brutte.
Fare un gran vino è quindi un’arte. La principale. Questo interessa.
Però anche presentare una bella bottiglia lo è. Richiede altrettanta sapienza, cura e impegno.
Non può farla chiunque.
È anche per questo ad esempio che esistono i mestieri del grafico e dell’illustratore (“si mestiere”).
Il tutto ha ovviamente un chiaro intento commerciale. Il famoso “attrarre il cliente”.
Ma non solo.
Almeno non per me.
Il vino è arte a 360 gradi.
Non solo farlo.
Ma anche presentarlo in una bottiglia che gli renda “onore”.
È chiaro che un vinaccio in una bella bottiglia rimane un vinaccio. Allo stesso modo un ottimo vino in una bottiglia oscena rimane tale.
Però perché non impegnarsi a offrire qualcosa di più?
Non è anche quello un valore aggiunto?
Il mio pensiero va, ad esempio, ai vini Donnafugata.
Una grande azienda Siciliana in ascesa.
Una loro bottiglia si distingue da chilometri di distanza.
Senza alcun bisogno di avvicinarsi per leggere.
Quell’azienda ha “ingaggiato” un illustratore professionista per dar vita alle proprie idee.
Hanno fatto un magnifico lavoro.
Sono forse degli sciocchi?

Io non credo.

mercoledì 3 gennaio 2018

“Cacao” VALPOLICELLA SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”

“Cacao
VALPOLICELLA SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”
Per una volta voglio dirlo anche io. Come fossi a redigere un bel disciplinare di questo prodotto. Sapore “Caratteristico”.
Ebbene sì.
Nette infatti sono ancora nella mia memoria le note di cacao di questo vino.
Un vino davvero particolare, cha ho apprezzato in modo particolare.
Analisi generale…
Veneto à Il Veneto è una regione dove sono presenti ampie catene montuose, alpine e prealpine, estese zone collinari e zona pianeggiante. La presenza delle catene montuose e della vasta porzione di pianura fa sì che si abbiano notevoli escursioni termiche tra estate e inverno, mitigate in prossimità del Lago di Garda e nella zona costiera e pianeggiante, particolarmente torrida durante la stagione estiva.
Il Veneto è il primo produttore di vino in Italia in termini di quantità e dispone di una superficie vitata di oltre 75.000 ettari. Nonostante i quantitativi, si parla di una zona di elevatissima qualità, che da vita a grandissimi vini apprezzati in tutto il mondo.
In totale nel Veneto ci sono ben 14 DOCG, 28 DOC e 10 IGT.
Il vinoà Il valpolicella è DOC dal 1968. Il disciplinare, in breve così dispone:
-          Zona di produzione: La Valpolicella è una zona collinare situata a nord di Verona e ad Est del Lago di Garda. È circondata da Est a Sud dal fiume Adige.
-          Base ampelografica:
o   Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45% al 95% (vitigno tipico della Valpolicella); è tuttavia ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari percentuale di Corvina;
o   Rondinella dal 5 % al 30 %.
o   Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino ad un massimo del 25% totale le uve provenienti dai vitigni:
§  a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti, nella misura massima del 15%, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato;
§  classificati autoctoni italiani ai sensi della legge n. 82/06, art. 2, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti.
-          Caratteristiche:
o   titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 11,00% vol (con un residuo alcolometrico volumico potenziale massimo di 0,40% vol) e 12,00% vol. per la tipologia “superiore”;
o   acidità totale minima: 5,0 g/l;
o   estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l e 20,0 g/l per la tipologia “superiore”;
o   colore rosso tendente al granato con l'invecchiamento;
o   odore: vinoso con profumo gradevole, delicato, caratteristico, che ricorda talvolta le mandorle amare;
o   sapore: vellutato, di corpo, sapido, armonico.
Eccoci ora al “mio”
VALPOLICELLA SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”

Ho aperto questa bottiglia a Capodanno.
Vitigni: corvina 70%, rondinella 20%, croatina 5%, oseleta 5%.
Uve selezionate a mano.
24 mesi in tonneaux francesi nuove da 500 l.
Ero molto fiducioso e avevo delle discrete aspettative.
Gli avvertimenti già facevano infatti presagire ad un vino fatto con cura, con particolare attenzione in ogni fase della sua nascita. Dalla vigna, dove l’uva viene selezionata a mano, alla cantina, dove viene lasciato maturare per circa 2 anni.
Bottiglia molto elegante. L’etichetta nera, la “sotto etichetta” bianca, le scritte in oro…uno smoking.
Retro-etichetta chiaro ed esauriente.
Insomma, una Bottiglia che colpisce.
Verso il vino nel bicchiere…rosso rubino molto intenso, quasi porpora.
Colore eccellente.
Già da lontano emanava intensi aromi.
Eccolo…Forte sentore di cacao amaro.
Poi amarena sotto spirito, tabacco dolce, cannella, buiose, liquirizia.
Un tripudio di odori forti decisi.
Ottimo naso.
Lo assaggio.
Al palato è morbido, rotondo e caldo (14,5 i gradi alcolici), prepotente struttura, di grande persistenza.
tannino elegante, buona acidità e sapidità.
Davvero un piacere.
Abbinamento? Può accompagnare primi piatti di pasta con sughi elaborati e particolarmente carichi, carni rosse alla griglia e arrosti, ottimo anche con agnello, cacciagione e formaggi stagionati.
Quindi lo compro o no?
Certamente. Vino molto particolare. L’ho apprezzato moltissimo. Si può trovare intorno ai 20 euro. Soldi spesi benissimo.

NN

martedì 2 gennaio 2018

“Contrasto”,ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ

Contrasto”
ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ

“Contrasto”.
Terra e Mare.
Al naso tendente al “dolce”.
Contrastante con un sapore secco.
Ottimo vino.
Gran Rossese.
Analisi generale…
Liguriaà La Liguria è una regione caratterizzata dall’assenza di pianure: montuosa per il 65% e collinare per il 35%. Questa conformazione del territorio rende particolarmente complessa la coltivazione della vite, con il frequente utilizzo di terrazzamenti. Per tali motivi la si parla spesso di una viticoltura “eroica”.
La Liguria ha solo 2000 ettari vitati risultando una delle più piccole regioni vitivinicole in Italia. Anche le rese sono particolarmente basse (circa 7-8 t/ha), segno di ottima qualità, per una produzione totale di circa 75.000 hl. La Liguria conta 7 DOC e 4 IGT.
Il vitigno à Il vitigno è l’autoctono Rossese (bacca nera).
Il vinoà Il disciplinare, in breve così dispone:
-          Zona di produzione: La zona più ad ovest della Liguria, a ovest d’Imperia
-          Base ampelografica: deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno Rossese (per il 95%). Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve rosse, non aromatiche, provenienti da vitigni, idonei alla coltivazione per la Regione Liguria, presenti nei vigneti fino ad un massimo complessivo del 5%.
-          Caratteristiche:
o   titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 12% vol;
o   acidità totale minima: 4,5 g/l;
o   estratto non riduttore minimo: 23 g/l;
o   colore: rosso rubino, granato se invecchiato;
o   odore: vinoso intenso, ma delicato, caratteristico;
o   sapore: morbido; aromatico, caldo.


Eccoci ora al “mio
ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ
Illustrazione di “Giultzz - Giulia Costanza
Questa bottiglia è il regalo di un amico. 
Una persona con cui condivido una passione per lo straordinario mondo del vino.
Sapevo non sarei stato deluso.
Ottimo vino.
La bottiglia si presenta “semplicemente” elegante. Bella la grafica. Tutto chiaramente indicato nell’etichetta frontale. Retro-etichetta assente.
Versato nel bicchiere si è presentato di un rosso rubino intenso.
Al naso si è rivelato elegante. Con profumi tendenti al “dolce”.
Frutta rossa fresca: lampone, fragola di bosco, melograno.
Leggero sentore di pepe bianco.
Ottima nota minerale.
Poi ecco il “contrasto”…
In bocca secco e fresco.
Buona sapidità, a conferma del minerale percepibile all’olfatto.
Ottima struttura e morbidezza.
Un vino caldo, di un intenso grado alcolico, ben 14 gradi. Tutti ben mascherati e mai fastidiosi.
Si direbbe una fusione tra terra e mare.
Odore di mare, fresco e fruttato e con i sapori sapidi e aciduli al palato. Sapore di terra, con rotondità, struttura, morbidezza e il prepotente tenore alcolico.
Eccoci quindi agli abbinamenti.
Sicuramente all’altezza di carni bianche arrosto o con carni rosse alla griglia o arrosto. Tuttavia l’ho provato con un bel sugo di pesce carico. Non ha deluso. Anzi…
Quindi lo compro o no?
È stato un graditissimo regalo. Quindi ho deciso di ignorare il prezzo. Si tratta di un ottimo vino davvero.
In conclusione? Consigliatissimo, assolutamente da provare.
NN




lunedì 1 gennaio 2018

“cos’è il vino?”

Vorrei porvi una domanda:
“cos’è il vino?”.
Il Legislatore gelidamente mi risponderebbe:

“Il nome "vino" è riservato al prodotto della fermentazione alcoolica del mosto di uva fresca o leggermente appassita in presenza od in assenza di vinacce.

Sono considerati non genuini tutti i vini che non corrispondono alla precedente definizione compresi quelli ottenuti con uve secche e quelli preparati mediante la fermentazione di soluzioni zuccherine in presenza di fecce di vino o di vinacce di uva.
La produzione a scopo di commercio, il commercio e la vendita di vini non genuini sono vietati.
Tale divieto è esteso ai vini con grado alcoolico inferiore al 10 per cento in volume, se rossi, al 9 per cento in volume, se bianchi.” 
(Decreto-legge del 15 ottobre 1925, n. 2033, articolo 13).



Terribile.
Spegne qualsiasi passione.
Ovviamente si sa, la normativa deve (anzi direi dovrebbe) semplificare la vita a chi opera nel settore. 
Obbiettivo raggiunto direi. 
Però, per voi, il vino cos'è?

Una volta una persona mi disse: “per me l’arte è fondamentale, essenziale, non può esistere il mondo senza l’arte”. Adesso io gli risponderei: “per me, invece, il vino è fondamentale, è altrettanto essenziale, non potrebbe esistere il mondo senza il vino”. 
Orbene il vino è arte, e l’arte è il vino. 
Non si sbaglia. 
Poche parole, una semplice equazione che riassume una storia di millenni.

Tuttavia, niente di più vero…
D’ora in poi, tutte le volte che mi sarà possibile, abbinerò ai miei commenti sui vini un po' d’arte…
Vedrete…

NN