Mi sono già esposto illustrando il mio pensiero in merito alle Etichette del Vino (al di là delle dovute eccezioni).
Data la mia ignoranza in materia, ho deciso di porre questa domanda a chi di illustrazione si occupa e l'ha studiata.
Ps. Mi riservo in un quanto più prossimo futuro di descrivervi gli elementi legali dell'etichettatura.
Intanto ecco a voi.
Giulia: "Parlando per mio gusto personale, non mi piacciono le etichette con caratteri spropositati.
Ovviamente il nome del vino deve essere ben leggibile ma la leggibilità e la dimensione del carattere non sono necessariamente la stessa cosa. Nell'etichetta di un vino mi piace vedere qualcosa che rappresenti il suo luogo di provenienza, che sia lo stabilimento o il vigneto".
Giultzz: "Secondo me una buona etichetta deve essere originale, deve attirare l'attenzione ed essere ben leggibile, quindi deve possedere un ottimo equilibrio cromatico.
Apprezzo le etichette originali ma non quelle che sembrano un'accozaglia di nomi, colori e linee.
Non solo non mi è chiaro cosa vuole esprimere, ma non mi invoglia nemmeno a comprare il prodotto.
Un'etichetta davvero funzionale deve avere un equilibrio perfetto frà originalità e chiarezza, mi deve incuriosire ma non deve essere "difficile da capire".
Le etichette di Donnafugata ne sono l'esempio perfetto.
I soggetti sono semplici, chiari e leggibili, ma allo stesso tempo le illustrazioni sono sempre originali.
Quando le vedo penso "perchè ha deciso di disegnare una donna con una farfalla per questo vino? O una donna che piange?"
La palette di colori è sempre perfetta e lo stile nel disegno lo rende leggibile anche a un bambino.
E' ovviamente frutto di un grande professionista che ha colto in pieno quella che per me è l'etichetta perfetta".
Sofia: "Io non sono una grande intenditrice di vini, ma personalmente se mi commissionassero un'etichetta userei un font classico calligrafico (ma non quelli troppo arzigogolati in cui non ci si legge niente) e userei come colore dell'etichetta uno sfondo seppia/anticato che ricorda molto il colore delle botti.
Il richiamo al luogo di provenienza lo metterei, magari un sigillo, sul fronte (vedi ad esempio il Sigillo Rainoldi, o lo Stemma Antinori). Una bella illustrazione magari preferirei metterla sul retro.
In sostanza la farei molto classica, non troppo grafica, con un fronte pulito e un retro esplicativo!"
Sara: "l'etichetta del vino è come un biglietto da visita, sopratutto per chi non ne sa molto.
E' vero che non si giudica un libro dalla copertina ma in libreria si sceglie sempre la copertina che ci attrae di più.
Secondo me una buona etichetta deve essere equilibrata, deve rispecchiare il carattere del vino e allo stesso tempo attrare il cliente, ad esempio:
Se si tratta di un gran vino di carattere cercherei di farlo capire puntando a uno stile elegante con una colorazione intensa. Dovrebbe avere una serie ridotta di colori e un font d'impatto perché spesso troppe decorazioni non attraggono affatto anzi, distraggono lo spettatore.
Bisogna anche rispettare il gusto "generale", ad esempio al momento le persone sono attratte da un design minimal piuttosto che da stemmi medievali e scritte arzigogolanti come ho visto
in tanti vini.
Ma io andrei anche oltre il colore ed il font.
Potrebbe essere interessante giocare sul taglio stesso dell'etichetta: stretta e lunghissima, obliqua, divisa in sezioni, ecc
Oppure sullo spessore, come incisioni sulla bottiglia.
L'importante per un etichetta è attrarre il cliente e valorizzare il prodotto. Scegliamo sempre ciò che è diverso, inaspettato e spicca sul resto".
martedì 9 gennaio 2018
domenica 7 gennaio 2018
“Collaborazione eroica” Sfursat di Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
“Collaborazione
eroica”
Sfursat di
Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Prima di effettuare un acquisto mi
informo sempre a proposito del prodotto che vado cercando, gran parte dell’attenzione
però la riservo a chi mi offre il vino.
Quindi come sempre mi son
chiesto, Rainoldi ma chi sei?
Si parla di una cantina fondata
nel 1925, che ottiene le uve per i sui vini sia da vigneti di sua proprietà
(circa 10 ettari), sia da piccoli produttori viticoli di sua fiducia,
puntualmente monitorati.
Da qui la “collaborazione”, per un’offerta
di circa 200.000 bottiglie all’anno.
Perché “eroica”?
La viticoltura in Valtellina è
definita come eroica, per la fatica e le difficoltà che comporta, i vigneti
sono spesso inerpicati tra le rocce, obbligando il produttore ad effettuare praticamente
ogni lavorazione manualmente.
Un vino figlio di sudore, fatica,
passione e amore per la propria terra.
Sfursat di
Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Analisi generale…
Lombardiaà La Lombardia è una regione molto estesa (circa 24.000 kmq),
quindi molto variegata, sia dal punto di vista climatico che territoriale. La Valtellina
“madre” del vino di oggi è da considerarsi una zona decisamente montuosa.
La Lombardia conta 5 DOCG, 23
DOC e 15 IGT.
Il
vitigno à Lo Sforzato di Valtellina DOCG
è prodotto a partire da uve di Nebbiolo, il vitigno principale ed autoctono
della Lombardia, qui chiamato Chiavennasca. Viene considerato il vitigno a
bacca nera più pregiato e difficile tra gli italiani, dai quali traggono origine
alcuni dei più grandi vini italiani (Barolo, Barbaresco in Piemonte e in gradi
vini della Valtellina, ecc.)
Il nome
Nebbiolo pare derivi "nebbia", in riferimento al fatto che gli acini,
di colore nero bluastro, sono ricoperti da un’abbondante pruina. L’altra teoria
sul suo nome deriva invece dal fatto che si tratta di un’uva che viene
vendemmiata in ottobre avanzato, quando i vigneti sono avvolti dalle nebbie
mattutine.
Il
vinoà
Il
disciplinare, in breve così dispone:
-
Zona di produzione: La zona di produzione delle
uve destinate alla produzione del vino DOCG "Sforzato di Valtellina"
o "Sfursat di Valtellina" comprende: in sponda orografica destra del
fiume Adda tutti i terreni in pendio ubicati tra il tracciato della s.s. n. 38
ed una quota di livello di metri 700 s.l.m. dal comune di Ardenno al comune di
Tirano, inclusi; in territorio del comune di Piateda e Ponte in Valtellina i
pendii vitati si spingono al di là della s.s. n. 38 fino al fiume Adda;
in sponda orografica sinistra in comune di Villa di Tirano
frazione Stazzona e in comune di Albosaggia i terreni in pendio compresi tra il
fiume Adda e una quota di livello di metri 600 s.l.m.
-
Base ampelografica: deve essere ottenuto esclusivamente
da uve preventivamente appassite provenienti da vigneti aventi, in ambito
aziendale, la seguente composizione ampelografica: Nebbiolo, localmente denominato
Chiavennasca, minimo 90%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca rossa non aromatici
idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia fino ad un massimo del 10%.
-
Caratteristiche:
o
titolo alcolometrico volumico
effettivo minimo:
14,00% vol;
o
zuccheri riduttori residui
massimo (in sostanza gli zuccheri non fermentati che rimangono nel vino): .
o
acidità totale minima: 4,50 g/l;
o
estratto non riduttore minimo: 27,00 g/l;
o
colore: rosso rubino con eventuali
riflessi granato;
o
odore: intenso con sentori di frutti
maturi, ampio;
o
sapore: grande morbidezza, asciutto,
strutturato e di carattere, con eventuale percezione di legno.
-
Invecchiamento: può essere immesso al consumo
dopo un periodo di invecchiamento e di affinamento di venti mesi, dei quali
almeno 12 in botti di legno. Il periodo di invecchiamento e di affinamento
sopra riportato decorre dal 1 aprile dell'anno successivo alla raccolta.
Eccoci ora al “mio”
Sfursat di
Valtellina DOCG, anno 2012, produttore Aldo Rainoldi
Illustrazione Giultzz - Giulia Costanza
La stessa forma dell’etichetta la slancia verso l’alto. Bello il simbolo come “incastonato”
nella parte più descrittiva, molto appariscente.
Retro-etichetta
chiaro.
Leggo
subito non filtrato.
A mio
personalissimo giudizio sempre un punto a favore.
Verso il
vino nel bicchiere, di un rosso rubino con forte tendenza al granato.
Già a
distanza manifesta i suoi aromi…intenso
Subito
un ottimo speziato di pepe nero, molto fresco e minerale. Netti i sentori di
frutta matura, perlopiù amarena e prugna. Si apprezzano anche sentori di cacao
e liquirizia.
Lo assaggio.
Gran corpo.
Tannino
elegante e avvolgente.
Ottima
sapidità e freschezza.
Piacevolmente
alcolico, ben 15 gradi.
Molto
persistente.
Abbinamento?
Sicuramente pretende piatti di carne elaborati ed importanti.
Quindi
lo acquisto?
Certamente.
Prezzo intorno ai 30 euro, molto onesto. Un ottimo sforzato, degustato un pò giovane
ma assolutamente piacevole. Da provare assolutamente.
NN
venerdì 5 gennaio 2018
“L’abito”
“L’abito”
“Il vino è arte e l’arte e vino”.
“L’abito non fa il monaco”.
In che modo, nel senso più pratico, queste due espressioni
si riferiscono al vino?
Pensate quando siete a bervi un’ottima bottiglia di vino. Ne
ammirate il colore, ne percepite l’evolvere degli aromi nel bicchiere e il
sapore nel palato. Versate un bicchiere dopo l’altro, soddisfatti del vostro
acquisto. Poi vi fermate un attimo. Prendete la bottiglia in mano. La girate e
la rigirate, concentrandovi sull’etichetta…
”Diavolo quanto è brutta!!”.
Orribile.
Perché macchiare una piacevole esperienza di degustazione di
un ottimo vino con un’etichetta oscena?! Perché?
Siamo chiaramente in un ambito soggettivo. Un’etichetta può
piacere a me e ad altri no. Però alcune sono quasi “obbiettivamente” brutte.
Fare un gran vino è quindi un’arte. La principale. Questo interessa.
Però anche presentare una bella bottiglia lo è. Richiede altrettanta
sapienza, cura e impegno.
Non può farla chiunque.
È anche per questo ad esempio che esistono i mestieri del grafico
e dell’illustratore (“si mestiere”).
Il tutto ha ovviamente un chiaro intento commerciale. Il famoso
“attrarre il cliente”.
Ma non solo.
Almeno non per me.
Il vino è arte a 360 gradi.
Non solo farlo.
Ma anche presentarlo in una bottiglia che gli renda “onore”.
È chiaro che un vinaccio in una bella bottiglia rimane un
vinaccio. Allo stesso modo un ottimo vino in una bottiglia oscena rimane tale.
Però perché non impegnarsi a offrire qualcosa di più?
Non è anche quello un valore aggiunto?
Il mio pensiero va, ad esempio, ai vini Donnafugata.
Una grande azienda Siciliana in ascesa.
Una loro bottiglia si distingue da chilometri di distanza.
Senza alcun bisogno di avvicinarsi per leggere.
Quell’azienda ha “ingaggiato” un illustratore professionista
per dar vita alle proprie idee.
Hanno fatto un magnifico lavoro.
Sono forse degli sciocchi?
Io non credo.
mercoledì 3 gennaio 2018
“Cacao” VALPOLICELLA SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”
“Cacao”
VALPOLICELLA
SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”
Per una volta voglio dirlo anche
io. Come fossi a redigere un bel disciplinare di questo prodotto. Sapore “Caratteristico”.
Ebbene sì.
Nette infatti sono ancora nella
mia memoria le note di cacao di questo vino.
Un vino davvero particolare, cha
ho apprezzato in modo particolare.
Analisi generale…
Veneto à Il Veneto è una regione dove sono presenti ampie catene
montuose, alpine e prealpine, estese zone collinari e zona pianeggiante. La
presenza delle catene montuose e della vasta porzione di pianura fa sì che si
abbiano notevoli escursioni termiche tra estate e inverno, mitigate in
prossimità del Lago di Garda e nella zona costiera e pianeggiante,
particolarmente torrida durante la stagione estiva.
Il Veneto è il primo produttore
di vino in Italia in termini di quantità e dispone di una superficie vitata di
oltre 75.000 ettari. Nonostante i quantitativi, si parla di una zona di
elevatissima qualità, che da vita a grandissimi vini apprezzati in tutto il
mondo.
In totale nel Veneto ci sono ben
14 DOCG, 28 DOC e 10 IGT.
Il
vinoà Il valpolicella è DOC dal 1968.
Il disciplinare, in breve così dispone:
-
Zona di produzione: La Valpolicella è una zona collinare
situata a nord di Verona e ad Est del Lago di Garda. È circondata da Est a Sud
dal fiume Adige.
-
Base ampelografica:
o Corvina Veronese (Cruina o
Corvina) dal 45% al 95% (vitigno tipico della Valpolicella); è tuttavia ammesso
in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in
sostituzione di una pari percentuale di Corvina;
o Rondinella dal 5 % al 30 %.
o Possono concorrere alla
produzione di detti vini, fino ad un massimo del 25% totale le uve provenienti
dai vitigni:
§ a bacca rossa non aromatici,
ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona di cui al Registro
nazionale delle varietà di viti, nella misura massima del 15%, con un limite
massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato;
§ classificati autoctoni italiani
ai sensi della legge n. 82/06, art. 2, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione
per la Provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti.
-
Caratteristiche:
o
titolo alcolometrico volumico
effettivo minimo:
11,00% vol (con un residuo
alcolometrico volumico potenziale massimo di 0,40% vol) e 12,00% vol. per la
tipologia “superiore”;
o
acidità totale minima: 5,0 g/l;
o
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l e 20,0 g/l per la
tipologia “superiore”;
o
colore rosso tendente al granato con
l'invecchiamento;
o
odore: vinoso con profumo gradevole,
delicato, caratteristico, che ricorda talvolta le mandorle amare;
o
sapore: vellutato, di corpo, sapido,
armonico.
Eccoci ora al “mio”
VALPOLICELLA
SUPERIORE DOC, “LA BANDINA”, annata 2013, produttore “Tenuta Sant’Antonio”
Ho aperto questa bottiglia a Capodanno.
Vitigni: corvina 70%, rondinella
20%, croatina 5%, oseleta 5%.
Uve selezionate a mano.
24 mesi in tonneaux francesi
nuove da 500 l.
Ero molto fiducioso e avevo delle
discrete aspettative.
Gli avvertimenti già facevano infatti
presagire ad un vino fatto con cura, con particolare attenzione in ogni fase
della sua nascita. Dalla vigna, dove l’uva viene selezionata a mano, alla
cantina, dove viene lasciato maturare per circa 2 anni.
Bottiglia molto elegante. L’etichetta
nera, la “sotto etichetta” bianca, le scritte in oro…uno smoking.
Retro-etichetta chiaro ed
esauriente.
Insomma, una Bottiglia che
colpisce.
Verso il vino nel bicchiere…rosso
rubino molto intenso, quasi porpora.
Colore eccellente.
Già da lontano emanava intensi aromi.
Eccolo…Forte sentore di cacao
amaro.
Poi amarena sotto spirito,
tabacco dolce, cannella, buiose, liquirizia.
Un tripudio di odori forti
decisi.
Ottimo naso.
Lo assaggio.
Al palato è morbido, rotondo e
caldo (14,5 i gradi alcolici), prepotente struttura, di grande persistenza.
tannino elegante, buona acidità
e sapidità.
Davvero un piacere.
Abbinamento? Può accompagnare primi
piatti di pasta con sughi elaborati e particolarmente carichi, carni rosse alla
griglia e arrosti, ottimo anche con agnello, cacciagione e formaggi stagionati.
Quindi
lo compro o no?
Certamente. Vino molto particolare.
L’ho apprezzato moltissimo. Si può trovare intorno ai 20 euro. Soldi spesi
benissimo.
NN
martedì 2 gennaio 2018
“Contrasto”,ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ
“Contrasto”
ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ
“Contrasto”.
Terra e Mare.
Al naso tendente al
“dolce”.
Contrastante con un
sapore secco.
Ottimo vino.
Gran Rossese.
Analisi generale…
Liguriaà La Liguria è una regione caratterizzata dall’assenza di
pianure: montuosa per il 65% e collinare per il 35%. Questa conformazione del
territorio rende particolarmente complessa la coltivazione della vite, con il
frequente utilizzo di terrazzamenti. Per tali motivi la si parla spesso di una
viticoltura “eroica”.
La
Liguria ha solo 2000 ettari vitati risultando una delle più piccole regioni
vitivinicole in Italia. Anche le rese sono particolarmente basse (circa 7-8
t/ha), segno di ottima qualità, per una produzione totale di circa 75.000 hl.
La Liguria conta 7 DOC e 4 IGT.
Il vitigno à Il
vitigno è l’autoctono Rossese (bacca nera).
Il vinoà
Il disciplinare, in breve così dispone:
-
Zona di
produzione: La zona più ad ovest della Liguria, a ovest d’Imperia
-
Base
ampelografica: deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti
composti dal vitigno Rossese (per il 95%). Possono concorrere alla produzione
di detto vino le uve rosse, non aromatiche, provenienti da vitigni, idonei alla
coltivazione per la Regione Liguria, presenti nei vigneti fino ad un massimo
complessivo del 5%.
-
Caratteristiche:
o
titolo
alcolometrico volumico effettivo minimo: 12% vol;
o
acidità
totale minima: 4,5 g/l;
o
estratto
non riduttore minimo: 23 g/l;
o
colore:
rosso rubino, granato se invecchiato;
o
odore:
vinoso intenso, ma delicato, caratteristico;
o
sapore:
morbido; aromatico, caldo.
Eccoci ora al “mio”
ROSSESE DI DOLCEACQUA DOC, “GALEAE”, annata 2016, produttore KA*MANCINÈ
Illustrazione di “Giultzz - Giulia Costanza”

Questa
bottiglia è il regalo di un amico.
Una persona con cui condivido una passione
per lo straordinario mondo del vino.
Sapevo
non sarei stato deluso.
Ottimo
vino.
La
bottiglia si presenta “semplicemente” elegante. Bella la grafica. Tutto
chiaramente indicato nell’etichetta frontale. Retro-etichetta assente.
Versato
nel bicchiere si è presentato di un rosso rubino intenso.
Al
naso si è rivelato elegante. Con profumi tendenti al “dolce”.
Frutta
rossa fresca: lampone, fragola di bosco, melograno.
Leggero
sentore di pepe bianco.
Ottima
nota minerale.
Poi
ecco il “contrasto”…
In
bocca secco e fresco.
Buona
sapidità, a conferma del minerale percepibile all’olfatto.
Ottima
struttura e morbidezza.
Un
vino caldo, di un intenso grado alcolico, ben 14 gradi. Tutti ben mascherati e
mai fastidiosi.
Si
direbbe una fusione tra terra e mare.
Odore
di mare, fresco e fruttato e con i sapori sapidi e aciduli al palato. Sapore di
terra, con rotondità, struttura, morbidezza e il prepotente tenore alcolico.
Eccoci
quindi agli abbinamenti.
Sicuramente
all’altezza di carni bianche arrosto o con carni rosse alla griglia o arrosto.
Tuttavia l’ho provato con un bel sugo di pesce carico. Non ha deluso. Anzi…
Quindi
lo compro o no?
È
stato un graditissimo regalo. Quindi ho deciso di ignorare il prezzo. Si tratta
di un ottimo vino davvero.
In
conclusione? Consigliatissimo, assolutamente da provare.
NN
lunedì 1 gennaio 2018
“cos’è il vino?”
Vorrei porvi una domanda:
“cos’è il vino?”.
Il Legislatore gelidamente mi risponderebbe:
“Il nome "vino" è riservato al prodotto della fermentazione alcoolica del mosto di uva fresca o leggermente appassita in presenza od in assenza di vinacce.
Sono considerati non genuini tutti i vini che non corrispondono alla precedente definizione compresi quelli ottenuti con uve secche e quelli preparati mediante la fermentazione di soluzioni zuccherine in presenza di fecce di vino o di vinacce di uva.
La produzione a scopo di commercio, il commercio e la vendita di vini non genuini sono vietati.
Tale divieto è esteso ai vini con grado alcoolico inferiore al 10 per cento in volume, se rossi, al 9 per cento in volume, se bianchi.”
(Decreto-legge del 15 ottobre 1925, n. 2033, articolo 13).
Terribile.
Spegne qualsiasi passione.
Ovviamente si sa, la normativa deve (anzi direi dovrebbe) semplificare la vita a chi opera nel settore.
Obbiettivo raggiunto direi.
Però, per voi, il vino cos'è?
Una volta una persona mi disse: “per me l’arte è fondamentale, essenziale, non può esistere il mondo senza l’arte”. Adesso io gli risponderei: “per me, invece, il vino è fondamentale, è altrettanto essenziale, non potrebbe esistere il mondo senza il vino”.
Orbene il vino è arte, e l’arte è il vino.
Non si sbaglia.
Poche parole, una semplice equazione che riassume una storia di millenni.
Tuttavia, niente di più vero…
D’ora in poi, tutte le volte che mi sarà possibile, abbinerò ai miei commenti sui vini un po' d’arte…
Vedrete…
NN
giovedì 28 dicembre 2017
“Respirando” Montepulciano d’Abruzzo DOC
“Respirando”
Montepulciano d’Abruzzo DOC
Proprio nel giorno di
Natale ho avuto occasione di “sbocciare” con questa bottiglia.
Ottimo vino davvero.
Il retro-etichetta
già mi preannunciava tutta una serie di indicazioni che mi colpiscono sul vivo.
Fermentazione
naturale in vasche di cemento senza l’aggiunta di lieviti selezionati.
Non chiarificato.
Non filtrato.
…
Analisi generale…
L’Abruzzoà Si tratta di una regione prevalentemente montuosa/collinare, con
un clima particolarmente mite, che diventa più continentale andando verso
l’interno e con l’aumentare dell’altitudine. La superficie vitata in Abruzzo
supera i 35.000 ettari, di cui quasi il 90% si trova in collina, mentre il 10%
è rappresentato da viticoltura montana. La produzione totale di vino supera in
2,5 milioni di ettolitri, di cui oltre il 30% a denominazione DOC e DOCG. Tra i
vitigni autoctoni rientra proprio il Montepulciano di oggi.
In
Abruzzo c’è una sola DOCG, Il Montepulciano d’Abruzzo delle Colline Teramane
DOCG, in pratica una sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC. 7 sono le DOC e
8 le IGT.
Il vitigno à Montepulciano
in purezza. Questo vitigno a bacca nera viene spesso confuso con il Sangiovese.
Anzi direi che spesso viene erroneamente inserito come vitigno principale di
una DOCG Toscana: il "Vino Nobile di Montepulciano DOCG". I due
vitigni non hanno però nulla in comune. Viene coltivato prevalentemente nelle
Marche, in Abruzzo e in altre regioni del centro-sud. La sua origine tuttavia è
quasi certamente abruzzese.
Il vinoà
Il disciplinare, in breve così dispone:
-
Zona di
produzione: Zone della provincia di Chieti, Pescara, Teramo, L’Aquila. Si
tratta di terreni terreni vocati alla qualità, ubicati in zone collinari la cui
altitudine non sia superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai 600
metri per quelli esposti a mezzogiorno. Sono da escludere i terreni siti nei
fondovalle umidi.
-
Base
ampelografica: 85/100 Montepulciano. Possono concorrere le uve di altri
vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nell'ambito della
regione Abruzzo, da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.
-
Caratteristiche:
o
titolo
alcolometrico volumico effettivo minimo: 12,00% gradi alcolici;
o
acidità
totale minima: 4,50 g/l;
o
estratto
non riduttore minimo: 21,00 g/l;
o
colore:
rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, tendente al granato con
l'invecchiamento;
o
odore:
profumi di frutti rossi, spezie, intenso, etereo;
o
sapore:
pieno, secco, armonico, giustamente tannico.
Eccoci ora al “mio”
Montepulciano
d’Abruzzo DOC, anno 2013, produttore Emidio Pepe.
Bella
bottiglia.
Molto
elegante. Informazioni chiare e leggibili. Annata in evidenza sopra l’etichetta
(2013), insieme al numero della bottiglia. Bello il colore rosso porpora della
capsula e del “marchio”. Quasi ricordava le bottiglie chiuse con la cera (tanto
eleganti quanto scomode).
Già
la bottiglia era la premessa di un gran vino. Premessa rispettata.
SI
tratta di un vino biologico, non filtrato. Necessita di essere fatto respirare.
In sostanza appena aperto ha un odore chiuso, quasi di sottobosco bagnato.
Un
paio d’ore prima sono sufficienti.
Il
vino nel bicchiere si presenta di un rosso rubino profondo, molto intenso.
Al
naso sviluppa dei forti sentori di pepe nero. Netta l’amarena molto matura,
frutti di bosco neri, leggero speziato dolce di cannella, chiodi di garofano.
Un gradevole sentore balsamico veicola e prolunga gli odori. Leggero sentore di
tabacco.
Finalmente
lo bevo.
Armonico.
Ottimo
tannino, morbido e rotondo.
Buona
acidità e piacevole sapidità.
Di
gran corpo.
Gran persistenza.
Insomma, si tratta effettivamente di un gran vino.
Lo abbinerei sicuramente con dei piatti di carne.
Abbinamento regionale top…con un bel arrosticino.
Quindi lo compro?
Prezzo del 2013 introno ai 40 euro. Avrei potuto aspettare a
berlo. Si tratta di un produttore che offre vini di gran longevità. Tuttavia ho
bevuto comunque un ottimo vino.
Il Montepulciano d’Abruzzo era storicamente un vino poco
longevo. Dal ‘67 questo grande produttore offre totalmente un prodotto diverso.
Un gran vino predisposto all’invecchiamento.
Quindi si, compratelo senz’altro.
NN
Iscriviti a:
Post (Atom)


